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CAMPOLONGO MAGGIORE
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TitoloCAMPOLONGO MAGGIORE
CategoriaCittà
ArgomentoGenerale
StatoITALIA
CittaCAMPOLONGO MAGGIORE
Indirizzo 
Cap 
ProvinciaVenezia
Nome Alternativo 
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Data Inizio 
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Ricorrenza 
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Pubblicato daSovrana
FonteTSCITTA2
L'origine civile di Campolongo Maggiore ha inizio con la storia della Saccisica che aveva come centro il paese di Corte (o Corte di Sacco) dal quale poi si staccò e sviluppò l'attuale centro di Piove di Sacco. Le contrade, per calamità naturali e per l'incuria degli uomini, nei secoli VI e VII d.c., erano rimaste quasi deserte e furono ripopolate in gran parte da gente longobarda. Molto probabilmente in questo territorio (la Saccisica) posto ai confini con i veneziani i quali, fin da quei tempi, erano indipendenti dai re d'Italia, i longobardi avevano posto una colonia della loro gente per avere una maggior difesa e sicurezza contro eventuali incursioni. Ne è prova il fatto che quando il re Rotari (636) emanò disposizioni per i longobardi, permettendo però agli italiani di osservare la legge romana, quasi tutti gli abitanti della Saccisica osservarono la legge longobarda, mentre ad esempio quelli di Monselice la osservarono solo a metà.
Questa teoria è confermata da due documenti; uno del 1055 che chiama "arimani" tutti gli abitanti della Saccisica ed un altro del 917 che spiega la parola "arimani" per sinonimo di "allemani", cioè gente libera di origine militare e di razza germanica. Da questo si comprende perchè solo i re longobardi e non alcun altro ministro o Duca o Vassallo avessero il dominio della Saccisica. Molto probabilmente in questa epoca il territorio divenne proprietà personale dei re longobardi e cominciò a chiamarsi Corte di Sacco.
A grandi linee la Corte di Sacco o Saccisica comprendeva il territorio che si trovava fra Cornio, il Medoacus Minor (era un ramo del Brenta) e le lagune; specificando meglio si potrebbe dire che facevano parte della Saccisica i seguenti paesi: Arzergrande, Arzerello, Bojon, Brugine, Cambroso, Campolongo Maggiore, Codevigo, Conche, Corte, Legnaro, Campagnola, Liettoli, Lova, Piove, Piovega, Rosara, S.Angelo di Piove, Saonara, Tognana, Vallonga, Vigorovea, Villatora.
Con la venuta in Italia del re Carlo Magno e la caduta del regno dei Longobardi, la Saccisica fu data in contea alla famiglia francese dei fratelli Giovanni e Carlotto Transalgard (774) per le benemerenze che questi avevano meritato in guerra al servizio del loro re. La giurisdizione della famiglia francese durò fino alla fine della dominazione dei carolingi in Italia. In seguito Berengario, duca del Friuli ed eletto a Pavia re d'Italia (888), trovandosi immischiato in guerre, per attirarsi la simpatia dei padovani e averli come alleati, donò la Corte di Sacco a Pietro Vescovo di Padova, e l'atto di donazione fu stipulato in un documento firmato a Pordenone il 5 Maggio 897. Da quell'anno la Saccisica passò sotto la giurisdizione del Vescovo di Padova, il quale assunse il titolo di Conte di Piove di Sacco, titolo che i vescovi padovani conservarono fino a qualche anno addietro e solo cessarono di portarlo per esplicita rinuncia di Mons. Girolamo Bortignon. In questo ambiente storico di re, di conti, di vassalli, e poi anche al tempo dei liberi comuni, questi paesi conservavano una certa fisionomia e indipendenza amministrativa con propri rappresentanti e amministratori.
Con la sconfitta dell'imperatore Barbarossa a Legnano (1176) e il sorgere dei liberi comuni, anche Padova ebbe al sua indipendenza ed estese la sua autorità e il suo dominio su tutto il territorio circostante la città, compresa la Saccisica, dopo averla tolta ai signori feudali. Questa situazione rimase inalterata fino al sorgere in Padova della Signoria dei Carraresi (1318-1405) i quali riorganizzando il loro territorio soppressero le piccole podesterie (così erano chiamati allora i comuni) di Corte, Campolongo Maggiore, Campagna Lupia, Polverara, per formare un'unica podesteria con Piove di Sacco.
Durante il dominio della Repubblica di Venezia le strutture amministrative dei piccoli comuni non cambiarono di molto. La repubblica aristocratica conservando le strutture precedenti soleva mandare a capo delle grandi podesterie un nobile veneziano e in quelle minori un nobile padovano.
Il paese, sotto la dominazione della Serenissima, entrò a far parte a quel territorio di primaria importanza e strettamente legato alle sorti della Repubblica veneta, che fu il Dogado; e per questo sentì più degli altri paesi della Saccisica l'influsso della città lagunare. Il Dogato (dal latino ducatus) era formato in origine dai territori della terraferma prospicienti la laguna e fu sempre considerato dalle autorità veneziane come un territorio particolare, strettamente legato alla loro città. Il Dogado non fu mai provincia, ma signore di province, come si diceva allora, radice e sede del principato e non era rappresentato come tale da nessun corpo collettivo al consiglio provinciale, come invece avveniva per gli altri territori della repubblica. Alle isole della laguna veneta provvedeva direttamente il governo della Serenissima e il resto del Dogado era diviso in parecchi distretti fra loro indipendenti sotto il comando di nobili delegati di Maggior Consiglio e collegati fra loro solo da vincoli puramente economici ed amministrativi.
All'inizio il Dogado comprendeva i territori prospicienti la laguna da Cavarzere a Grado; poi fu ingrandito così che al primo gennaio 1796 i suoi confini andavano dalle foci dell'Isonzo fino alle porte di Goro, estrema bocca del Po. Il suo territorio era diviso nei seguenti distretti: Murano, unito poi a Venezia, Torcello, Caorle, Grado, Loreo con Adria, Cavarzere, Chioggia, Malamocco, Gambarare; a quest'ultimo faceva parte anche il Comune di Campolongo Maggiore. Il 12 maggio 1797, per l'intervento di Napoleone, cadde la gloriosa Repubblica Veneta e al secondo ritorno dei francesi a Venezia, il Dogado seguendo le sorti delle altre province italiane, cambiò nome e fu chiamato "Dipartimento dell'Adriatico". Con il decreto del 29 Aprile 1806 fu deciso in quattro distretti: 1) Venezia, Mestre, Dolo 2) Chioggia e Cavarzere 3) Adria e Loreo 4) S.Donà e Aquileia. Ritornati a loro volta gli austriaci nelle terre venete, e formato il Regno Lombardo-Veneto, il suo territorio fu diviso in 17 province, dopo che con la notifica del 4 gennaio 1816 erano stati aboliti i dipartimenti. La successiva notifica del 4 aprile 1816, poi completata nel 1822 suddivise i quattro grandi distretti che formavano il dipartimento dell'Adriatico in otto distretti più piccoli ma più adatti alle necessità amministrative, e cioè Venezia, Chioggia e Cavarzere, Loreo, Ariano e Crobola, S.Donà, Portogruaro, Dolo e Gambarare. A quest'ultimo distretto appartenevano con i due centri maggiori di Dolo e Gambararare anche Camponogara, Campagna Lupia, Fiesso, Fossò, Mira, Oriago, Strà, Vigonovo e Campolongo Maggiore. Dolo e Gambarare avevano il consiglio comunale e un ufficio proprio, mentre Campolongo Maggiore non aveva un ufficio proprio. In seguito, per la maggior comodità delle popolazioni, i confini della provincia di Venezia furono ritoccati per unire alcuni paesi ad altre province, mentre Campolongo rimase sempre, come è attualmente, unito alla medesima provincia e distretto di Dolo.
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